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San Patrizio e la pista irlandese


San Columbano

San Patrizio e la pista irlandese


San Columbano

Patrizio, il giovane sacerdote che seguì il suo vescovo e che fece con lui il viaggio in Terrasanta rimase a Auxerre per qualche tempo. Quanto Amatore morì, nel 417, Germano divenne vescovo. Ex funzionario, sia civile che militare, Germano era persona di tutt’altra pasta rispetto al suo predecessore e si scontrò frontalmente con i nemici della fede come aveva fatto con i nemici dell’Impero. Patrizio, pur svolgendo la sua missione a Auxerre – ci sono accenni nelle sue lettere a eventi accaduti in Gallia in quegli anni – ogni tanto andava a visitare la sua famiglia in Britannia. Probabilmente fu lui a mettere la pulce nell’orecchio del vescovo sul dilagare del pelagianesimo in Britannia.

San Germano

Germano era un uomo di azione e decise di andare a vedere con i suoi occhi. Il suo primo viaggio in Britannia, accompagnato da Lupo vescovo di Troyes, con la battaglia dell’alleluja, lo scontro con Vortigern e con i Pelagiani, la restituzione miracolosa della vista alla figlia di un ufficiale romano, è ricco di particolari semileggendari che possono far storcere il naso a molti storici ma le tracce lasciate nei documenti sono inequivocabili. Nel 433 Prospero d’Aquitania, da Roma, scrive che i nemici della Grazia si nascondono “ab illo secreto excludit Oceani” e che Papa Celestino aveva nominato Palladio vescovo degli scoti affinché si ponesse rimedio alla situazione.

San Palladio

Sappiamo che Palladio era diacono a Roma, che era originario della Gallia e, se è lo stesso Palladio nominato da Namaziano nel De Reditu, era figlio di un Prefetto del Pretorio delle Gallie ucciso nel 424 ad Arles durante una rivolta.

Tra gli storici non c’è accordo sui dettagli della sua venuta a Roma; per alcuni fu soltanto il diacono che convinse il papa a inviare San Germano in Britannia, per altri(1) fu San Germano a inviarlo a Roma dal papa anche per sollecitare una sua missione sull’isola di Britannia; questa seconda versione è più plausibile, Palladio era il collegamento di San Germano con il Papa e dunque era lì, al palazzo Laterano, che svolgeva la sua funzione di diacono e così lo descrive Prospero. È altrettanto plausibile che gli aspetti pratici di una possibile missione in Irlanda fossero stati demandati dal papa al vescovo di Auxerre e che quest’ultimo decise anche chi avrebbe dovuto farne parte; Patrizio, all’epoca ancora in Gallia, fu scelto per seguire Palladio su quell’Isola che in pochi conoscevano bene quanto lui.

Perché affidare il compito a Palladio e non direttamente a Patrizio? Lo abbiamo già accennato, Palladio aveva ricevuto un’ottima educazione, aveva fatto studi legali ed era di famiglia illustre. Patrizio era del tutto inadeguato da questo punto di vista, anche se, a partire dalla conoscenza della lingua, aveva tutte le capacità pratiche necessarie al successo della missione.

Come spesso accade, non appena si lasciano i lidi della Gallia, si lasciano alle spalle anche le notizie storiche attendibili, le date e gli eventi si ingarbugliano con le leggende delle vitae medievali e si fa fatica a tenere traccia degli eventi. Qui seguirò la versione di Fabio Barbieri(2) che mi pare la più accurata.

La missione guidata da Palladio raggiunse l’Irlanda ma, appena arrivato o immediatamente prima di salpare, il vescovo decise di recarsi in nel nord della Britannia e come riportato in un annale morì “ai confini della Britannia”.

San Patrizio, vescovo di fatto

Indagare su questa morte improvvida è intrigante ma ci porterebbe lontano dall’argomento che stiamo trattando, a noi basta sapere che la dipartita di Palladio lasciò Patrizio a capo della missione e con una patata bollente in mano. Infatti i vescovi della Britannia iniziarono a scrivergli lettere di richiamo, volevano che tornasse in Britannia a dare spiegazioni, richieste a cui Patrizio si guardò bene dall’adempiere, scrivendo invece al papa nella speranza che questo intervenisse nella questione.

Fallite le maniere cortesi, i vescovi britanni si rivolsero al braccio secolare, che in quel frangente significava lasciare la cosa nelle mani del tiranno Vortigern. Così la missione in Irlanda di Patrizio iniziò a essere vessata dai pirati di Coroticus che dalla rocca di Alt Clut partiva per razziare le comunità e rapire i suoi nuovi fedeli. Il vero miracolo di San Patrizio fu quello di resistere a oltranza nella speranza che il papa ricevesse le sue lettere.

Il coraggio e la cocciutaggine di San Patrizio furono premiati, il neo eletto papa Leone lo nominò vescovo sanando la sua posizione. Contro ogni probabilità la sua missione in Irlanda fiorì; alla metà del VI secolo il possesso di una copia intera della vulgata poteva portare a una guerra tra clan, l’Irlanda era già pronta con i propri missionari a rievangelizzare un’Europa piagata dall’anarchia e dalle eresie dei regni romano-barbarici.

San Columbano

Columbano, originario del Leinster ed educato nel monastero di Bangor dal suo fondatore, l’abbate Comgall. Attorno al 580 si mise in viaggio per il continente con dodici compagni di viaggio(3). Sull’itinerario che seguirono si sa poco ma si può notare che è quasi impossibile, venendo da Bangor e andando in Gallia, non passare dall’isola di Ramsey o dal Dyfed dove San Davide portava avanti la sua comunità e già si venerava San Giustiniano.

Una volta approdato in Gallia il gruppo arrivò alla corte del re franco di Burgundia Gontrano che li accolse e permise loro di installarsi sui monti Vosgi e fondare dei monasteri tra i quali spiccava quello di Luxeuil. Presto, già all’inizio del VII secolo iniziarono i problemi con i vescovi vicini a proposito della data della Pasqua e della inusuale tonsura dei monaci irlandesi e le cose si misero davvero male alla morte di Gontrano. Columbano si inimicò la reggente Brunechilde che cercò subito di farlo condannare a morte e, dopo una prima fuga miracolosa, almeno di rimpatriarlo in Irlanda. Queste traversie lo portarono a discendere la Loira in nave.

L’agiografia racconta: prima che una provvidenziale tempesta gli impedisse di salpare per l’Irlanda, mentre era ancora in catene, passando per Tour insistette per visitare la tomba di San Martino, i suoi carcerieri gli negarono il permesso ma la nave si incagliò proprio nei presi della città. Si tratta di un’agiografia ma un fondo di verità viene sempre fuori: Columbano era curioso e ansioso di conoscere. La curiosità che spinse Columbano a visitare la tomba di Martino può averlo portato a conoscenza del culto San Giustiniano di Limoges diffuso nel Poitou e aver può avergli fatto visitare le tante chiese dedicate a San Quirico, che per i franchi adesso era Saint Cyr, lungo la valle della Loira.


La legge di successione dei Franchi prevedeva che, alla morte di un re, il regno venisse diviso tra gli eredi maschi, il risultato era una miriade di piccoli regni perennemente in competizione tra loro. Columbano passò così da un regno all’altro trovando protezione presso Teodeberto II che lo invitò a evangelizzare le zone pagane dell’alto corso del Reno. L’impresa già non si prospettava facile ma lo scoppio di una guerra tra Teodeberto II e Teodorico II, uno degli eredi di Gontrano, suggerirono un nuovo spostamento; l’intenzione di Columbano era quella di raggiungere finalmente Roma.

San Columbano e i longobardi

San Columbano

Columbano fu bene accolto dai regnanti Longobardi. Il re Agilulfo, ariano e accondiscendente verso i vescovi con simpatie tricapitoline, in sua difesa fece scrivere a Columbano una lettera al papa. Grazie ai suoi servigi non riuscì mai ad arrivare alla meta che si era prefissato e trovò casa nel regno dei longobardi. Dei dodici compagni originali non ne rimaneva nessuno, Gallo si era fermato nei pressi del lago di Costanza, troppo malato per proseguire assieme a lui; attorno alla sua chiesa si sviluppò l’odierna San Gallo.

Rimaneva il fedele Attala di origini burgunde, conosciuto a Luxeuil. Con lui fondarono un nuovo monastero e una nuova comunità a Bobbio che attirò in Emilia una nuova generazione di missionari irlandesi che poi calarono dagli appennini verso sud al seguito dei condottieri Longobardi. Populonia venne raggiunta nel 592 dal duca di Lucca Gummarito o Gummarith.

I longobardi a Populonia

Da una lettera di Gregorio Magno al vescovo di Roselle Babbino apprendiamo che la diocesi versava in condizioni miserevoli e che era rimasta senza pastore, tanto da raccomandarla alle cure dello stesso Babbino. Abbiamo infatti notizia di un vescovo chiamato Massimo datato al 590, ma non abbiamo altre notizie da Populonia fino al fino concilio lateranense del 649 e, più tardi, Il successore del vescovo Ancario o Ancauro, porta già un nome longobardo. Nel concilio di Roma dell’861 è presente un Paolo vescovo di Cornino. Populonia era stata definitivamente abbandonata nell’809a seguito del saccheggio di un gruppo di pirati detti Orobiti di origine slava che avevano le loro basi sulle coste del Peloponneso.

Note: (1) Hughes, Kathleen. The church in Irish society, 400-800, A New History of Ireland: Prehistoric and early Ireland.
(2) Fabio Barbieri. History of Britain, 407-597.
(3) Gall (Gallo), Autierne, Cominin, Eunoch, Eogain, Potentino, Colum (Colomba il giovane), Deslo (Deicolo), Luan, Aide, Léobard, e Caldwald.

continua …

Alle radici di San Quirico e San Giustiniano
 - Le ipotesi di lavoro di uno scrittore di romanzi storici - Tratto da uno studio di Diego Luci

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