L’ipotesi del viaggio nel 417

Dopo il recente ritrovamento di un ulteriore frammento del diario di Namaziano (1), sappiamo che il suo viaggio di ritorno in Gallia ebbe luogo proprio nel 417; anteriormente a questa scoperta si pensava fosse avvenuto subito dopo il suo mandato come Prefetto, nel 412 o giù di lì.
Namaziano racconta di un’Etruria con strade infestate da bande di bagaudi, mercenari a guardia delle tenute senatoriali, sbandati dell’esercito di Alarico, ex schiavi goti dediti al saccheggio. L’unica possibilità di un viaggio sicuro da Roma verso nord era per mare. Se nel 417 la situazione era ancora così caotica, nel 412 doveva essere tale da rendere rischiosa perfino la navigazione lungo costa.
il viaggio di ritorno nel 417
Così occorre immaginare il nostro vescovo Amatore arrivare in estate a Roma e incontrare proprio il papa Zosimo. In questo incontro la conversazione cade sul martirio di Quirico e Giulitta e sprona Zosimo a scrivere la lettera a Teodoro chiedendo notizie più approfondite. Poi il viaggio prosegue in nave lungo costa fino a Marsiglia sostando in porto alla fine di ogni giornata.

In questo caso la sosta a Populonia di Amatore e del suo seguito si svolse in una città semi abbandonata e in una campagna prostrata dal recente passaggio di Alarico prima e di Radagasio poi. Gli abitanti avevano lasciato l’acropoli per rifugiarsi nella macchia e l’incontro con la comunità cristiana di Populonia potrebbe essere avvenuto proprio dove, due generazioni più tardi, Asello costruì la cappella dedicata a San Quirico.
San Quirico d’Orcia
A differenza del primo scenario, questo rende impossibile un collegamento diretto tra Sant’Amatore e San Quirico d’Orcia. Quello che sappiamo in merito non è molto di più di quanto ci riporta il Repetti; un battistero dedicato a San Quirico e Santa Giulitta esisteva nell’VIII secolo (2). Questo battistero insisteva su una preesistente pieve di Osenna, probabilmente un toponimo etrusco con cui era conosciuto l’insediamento, risalente al VI secolo. Dunque questa località pare essere stata dedicata a San Quirico soltanto dopo l’arrivo dei Longobardi e non prima.
(1) Mirella Ferrari, Frammenti ignoti di Rutilio Namaziano, in «Italia Medioevale e Umanistica», XVI del 1973. I frammenti dei versi sono stati ritrovati su degli avanzi di pergamena utilizzati per il restauro di un altro codice e quindi gravemente mutilati. C’è però un riferimento chiaro al secondo consolato di Costanzo che avvenne proprio nel 417.
(2) Emanuele Repetti, Dizionario Geografico, Fisico e Storico della Toscana, alla voce S. Quirico in Val D’Orcia.
[…] La memoria superstite più antica della chiesa battesimale di San Quirico in Val d'Orcia, già detta S. Quirico in Osenna, rimonta al principio del secolo VIII. Imperocché era cotesta una delle pievi situate fino d'allora dentro i confini del contado senese, ma dipendente per l'ecclesiastico dal diocesano di Arezzo, quando i servi che accompagnavano in visita il vescovo aretino, stando nella pieve di Pacina in Val d'Arbia uccisero un giudice residente in Siena per interesse di Ariberto re de'Longobardi. Accadeva ciò intorno all'anno 712 poco innanzi che succedesse ad Ariberto il re Liutprando, il quale per terminare la lite che il fatto tragico di Pacina aveva promosso rispetto a molte parrocchie della diocesi di Arezzo che il vescovo di Siena pretendeva sue, perché situate nel territorio sanese, fu dal nuovo re Liutprando spedito a Siena Ambrogio suo maggiordomo, il quale investito della regia facoltà proferì sentenza in favore della chiesa aretina, sentenza che venne poscia nel marzo dell'anno 715 confermata in Pavia dallo stesso re Liutprando.
Alle radici di San Quirico e San Giustiniano - Le ipotesi di lavoro di uno scrittore di romanzi storici - Tratto da uno studio di Diego Luci
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