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La transumanza e i pastori in Val di Cornia

Pastore Emilio Baratti

La transumanza e i pastori in Val di Cornia

Questa parola richiama immediatamente alla mente immagini di uomini e animali che si spostavano insieme verso pascoli più rigogliosi. La nostra Val di Cornia è stata per secoli una delle mete di passaggio e anche di arrivo di pastori e greggi che stagionalmente si spostavano dall’Appennino, dalla Garfagnana fino alla Maremma.

I pastori nel mese di settembre si raggruppavano e percorrevano buona parte del viaggio insieme. Partivano con lo zaino, il barroccio e l’asino percorrendo con le loro greggi una media di 25 km al giorno per un viaggio che di giorni ne durava circa 10.

Il percorso doveva essere pratico ma anche funzionale per l’alimentazione delle pecore: quindi alimentazione spontanea lungo il percorso oppure attraverso pascolo e foraggi presso poderi che si incontravano lungo il cammino, ricompensando i contadini con latte e formaggi.

Transumanza baratti
Collezione Marco Pietrelli

I pastori prima di trasferirsi in Maremma per passare l’inverno dovevano andare a cercarsi un terreno mettendosi d’accordo con un proprietario terriero o una comunità che concedesse il pascolo in cambio di un affitto che era pagato in parte anche in natura, non solo latte e formaggi ma anche lana: le greggi si tosavano due volte l’anno a maggio e agosto. La tosatura era preceduta dalla lavatura delle pecore che avveniva in qualche laghetto, nei fiumi o anche in mare. La lana era talmente importante che era già venduta ancora prima della tosatura.

Alla fine dell’inverno quando i pastori si preparavano per tornare ai monti, la preparazione era già una festa: attaccare i campanacci alle pecore significava tornare dalle famiglie e il viaggio di ritorno era scandito da canti e tanti momenti di allegria.

Queste consuetudini furono interrotte dallo scoppio della seconda guerra mondiale.
I pastori non se la sentivano di abbandonare il paese di origine per arrivare fino in Maremma sotto le bombe della guerra e così le greggi, per superare l’inverno, vennero spartite in affitto a famiglie che abitavano in zone migliori.

La transumanza così come l’abbiamo descritta finì definitivamente.
Alla fine degli anni ’50 il trasposto delle greggi avveniva infatti con mezzi propri a motore.
Ma anche altre cause hanno portato alla fine di questa pratica: alcuni pastori smisero per consentire ai figli, che ormai seguivano le famiglie in questo continuo spostamento, di andare a scuola con regolarità; il calendario scolastico infatti non coincideva con quello della transumanza.

Altri smisero perché iniziarono ad aprirsi opportunità di lavoro agricolo, fu così che alcuni di loro iniziarono a comprare piccoli appezzamenti da coltivare finché si trasferirono definitivamente.
Qualcuno iniziò a lavorare in fabbrica e nel giro di poco tempo abbandonò la dura vita da transumante.

Allevamento pecore baratti
Pecore al pascolo nei pressi di Baratti – Foto Simonetta Giannarelli

La transumanza ha rappresentato un importante fattore di diffusione di conoscenze, di sviluppo, di rapporti socio-culturali, di affari commerciali tra realtà molto diverse, che ha messo per secoli in comunicazione zone diverse della Toscana. Un sistema quello pastorale che ancora oggi è apprezzato per la simbiosi con l’ambiente.

Fonte: video "Il paesaggio della transumanza in Toscana dalla montagna alla Maremma" realizzato dall'Istituto di Ricerca sul Territorio e l'Ambiente "Leonardo" di Pisa
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