La duna
Ci sono cose in natura che immediatamente ci colpiscono, che lasciano il segno…cose appariscenti, vistose. Sarà frutto del condizionamento verso il bello che un po’ caratterizza la nostra società.
E poi ci sono le cose che sfuggono, quasi invisibili o comunque sulle quali non ci soffermiamo: lo sguardo passa oltre e così la nostra attenzione. Le dune fanno spesso parte di questo gruppo, nonostante siano ambienti di grande interesse naturalistico ed ecologico.

La loro formazione naturale avviene attraverso il vento e le piante: il vento accumula i sedimenti che arrivano sulla costa per mezzo delle correnti marine e le piante bloccano la sabbia. Quello che invece ne determina la scomparsa o riduzione sono le bonifiche idrauliche, lo sviluppo urbanistico, più in generale l’antropizzazione.
Oggi i sistemi dunali costieri “di casa nostra” sopravvivono in un numero alquanto ristretto di zone, quali Baratti, Rimigliano e la Costa Est, ove comunque il fenomeno di erosione del litorale, come l’intervento dell’uomo, ne altera i cicli sedimentari.
L’arretramento della linea di riva è frequentemente associato alla demolizione delle dune; esse sarebbero in realtà il naturale argine alle acque alte, la protezione che madre natura ha studiato per gli ambienti di retrospiaggia e anche una naturale riserva di sabbia che alimenta le spiagge quando vengono erose dalle mareggiate.
Per una pianta nascere e vivere su un sistema dunale significa essere altamente specializzata nel far fronte a condizioni particolari: pochissima acqua, alta salinità e tanto irraggiamento solare.
La duna non deve essere quindi invisibile ai nostri occhi ma anzi, la sua tutela e valorizzazione dovrebbero essere oggetto di una vera e propria sensibilizzazione.

Nel nostro quotidiano possiamo già mostrare una grande consapevolezza e rispetto muovendoci dalla pineta alla costa per esempio utilizzando gli attraversamenti esistenti e non calpestando le piante anche se di piccole dimensioni.
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