I Pozzali dell’Altura
I Pozzali dell’Altura: tra storia e leggenda
L’area degli Orti, che oggi fa parte dell’Oasi WWF era conosciuta nel ‘800 come “L’Altura” ed era coltivata grazie alla presenza di risorgive permanenti di acqua dolce. Molti ricorderanno affioramenti di “bolle limose”.
Secondo la tradizione il “Pozzale della Contessa” in cui scomparve inghiottita dalle sabbie mobili una contessa assieme al suo cavallo.
Si può dire con certezza che l’esistenza dei Pozzali era nota almeno sin dalla prima metà dell’Ottocento e forse fu Paolo Savi il primo scienziato a visitarli, nel 1831-32, e a descriverli u incarico del Granduca Leopoldo II.
Nato nel 1798, divenne, a 25 anni, assistente del padre Gaetano nella cattedra di botanica dell’Università di Pisa. Si dedicò alla zoologia, all’anatomia comparata, all’agronomia e alla geologia.
Paolo Savi visitò la Pianura di Piombino nel maggio del 1832 e relazionò il Granduca sulle sue condizioni, imbattendosi anche nei pozzali.
Nelle memorie il Prof. Paolo Savi (1798-1871), geologo ed ornitologo, trascrive una parte del testo del suo libro dei ricordi di una gita nella Maremma Piombinese fatta appunto nel maggio 1832: attraversato il Padule ove sfociava il Fosso Cosimo, passate le Pianacce si giungeva all’Altura ove erano raggruppati molti Pozzali.

“la terra è di colore scuro, intenso, molle e pastosa… sopra di lei vegetanti al massimo vigore”. “Il Pozzale della Signora” è uno dei più grandi: “consiste in una fenditura del terreno o fossa larga da uno a due braccia oltre 1mt), che curvata a guisa di S, ha la lunghezza di settanta, o di ottanta braccia (50mt)”.
Scrive Savi
I margini erano formati dalle radici della vegetazione che si curvava all’interno del Pozzale rendendo pericoloso accostarvisi: per questo motivo erano state fabbricate recinzioni di legno per impedire agli uomini e bestiame di cadervi dentro, giacchè sarebbe stato difficilissimo ritornare a terra perché la ripa del Pozzale era instabile e la profondità elevata.
La guida, “un vecchio bestiajo”, raccontò che una volta con suo padre, estrasse da quello stesso Pozzale quattro Bufali, caduti all’interno il giorno prima: solo uno fu ritrovato ancora vivo.
Continua Savi:
“La profondità del Pozzale della Signora non si potè conoscere. Un grosso martello legato ad una corda giunse fino a dieci braccia (6mt), ma siccome rimase ritenuto dalle radiche… non determino il fondo”.
Sempre secondo la guida locale una volta anche un vomere era sprofondato in quel Pozzale per circa 8-10mt.
“Le cose stesse ci furono confermate da altri bestiaj, e da alcuni campigliesi”.
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