Assalto alla Torre di Baratti
“Di Torre in Torre”: ogni torre una storia!
Nella tarda mattina del 6 ottobre 1808 il Tenente Frangialli, al comando della Torre di Baratti, avvistò sei bastimenti mercantili genovesi che navigavano a gonfie vele verso la spiaggia, inseguiti da un Bricco inglese armato con 18 cannoni (un veliero maneggevole e di dimensioni contenute).
I cinque velieri più veloci riuscirono ad ancorarsi nell’area protetta dal Forte, il sesto, più lento, fu difeso dal fuoco della Torre.
Il comandante del Bricco, determinato ad appropriarsi del ricco convoglio in rada, dopo aver scandagliato il fondo, si portò a tiro di fucile della Torre, ormeggiò e impagliettò dalla parte di ponente e, senza alzare bandiera, scaricò una decina di colpi contro il Forte.

Frangialli aveva solo due soldati di guarnigione, uno dei quali era stato inviato a Piombino per informare il Comandante della Piazza di quanto stesse accadendo, mentre l’altro soldato era alle provviste della Torre.
Il Tenente chiamò subito in soccorso tre marinai genovesi, a cui si unì un giovane contadino del luogo: insieme cercarono di difendere il Forte.
Inalberata bandiera Francese, i primi colpi dalla Torre furono sparati dallo stesso Tenente perché i due cannoni del posto armato erano già carichi. Frangialli colpì il Bricco a poppa ma gli inglesi risposero al fuoco mentre verificavano i danni ed innalzavano la bandiera rossa.

Dopo un lungo attacco, gli inglesi, ritenendo di aver messo in difficoltà la difesa della Torre, calarono 4 scialuppe che vogarono verso la “Caletta di Ponente” ove sbarcarono circa 40 persone che si diressero alla Torre con l’intento di abbattere la porta di fondo, facendola saltare con la polvere, mentre Il Bricco continuava a fare fuoco verso il Forte.

Frangialli, che per eccesso di prudenza aveva riunito una discreta quantità di grosse pietre, iniziò a lanciarle dall’alto sugli aggressori accalcati all’ingresso.
Sotto il fuoco della Torre gli assalitori furono costretti a desistere, quindi cercarono di tornare alle scialuppe da cui intanto gli equipaggi si erano allontanati per rifugiarsi nel bosco vicino. Nella ritirata incendiarono un piccolo Leuto (imbarcazione) carico di carbone.
La Torre era stata danneggiata e scoperchiata in più punti, tra le macerie aveva trovato la morte il giovane contadino, gli altri difensori erano stati feriti dalle rovine e dagli schizzi di materiale, mentre la famiglia di Frangialli si era salvata nel rifugio nel fondo della Torre, anch’esso però danneggiato durante l’attacco.
Intanto il Bricco si era spostato a Tramontana e continuava a far fuoco per proteggere le scialuppe che stavano rientrando a bordo. Fu la notte che pose fine alla battaglia; dal Forte erano stati scagliati 44 colpi di cannone e 200 fucilate.
La sera stessa giunsero 150 uomini mandati in soccorso da Piombino e questo fu sufficiente affinché gli inglesi rinunciassero all’assalto il giorno successivo.
La Principessa Elisa Bonaparte Baciocchi, soddisfatta della condotta del Tenente Frangialli, lo ricompensò con un’indennità pecuniaria per le perdite subite. Lasciò a Frangialli il profitto della vendita di 120 palle di cannone inglesi (del peso di 42 libbre toscane, circa 14kg) e di un fucile di un soldato inglese ucciso; inoltre ne aumentò la retribuzione e dopo qualche tempo lo promosse capitano del Porto di Piombino.
Infine lo propose all’Imperatore per la “decorazione della legion d’onore”.
“Di Torre in Torre”: ogni torre, una storia!
Fonte foto: Collezione di cartoline di Valerio Guerrieri conservate presso Archivio Storico della Città di Piombino “Ivan Tognarini”
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