L’agonia dell’Impero d’Occidente
Un viaggio da Autissiodorum a Gerusalemme, al tempo, richiedeva poco meno di tre mesi a patto di viaggiare per terra il meno possibile e utilizzare una nave senza fare troppe soste intermedie. Altri tre mesi occorrevano per il ritorno, ma bisogna calcolare anche la permanenza in Terrasanta. Dal porto di Caesarea a Gerusalemme con un carro trainato da buoi ci volevano dieci giorni di viaggio, da Gerusalemme ad Antiochia, dove l’apostolo Pietro aveva soggiornato sette anni e quindi tappa importante, occorreva mettere in conto una settimana di viaggio se si andava per mare. Ipotizzando un mese e mezzo di permanenza e il viaggio di ritorno, il pellegrinaggio dall’inizio alla fine sarebbe durato poco meno di otto mesi.
Otto mesi, a patto che tutto filasse liscio e non ci fossero intoppi. Ma di intoppi che potevano trasformare un semplice viaggio in un’odissea, tra il 406 e il 417 ce ne furono tanti, tutti nell’ Impero d’Occidente, si chiamavano: Costantino III, Saro, Geronzio, Giovino, Alarico e Ataulfo.

L’agonia dell’Impero d’Occidente tra il 406 e il 415
L’usurpatore Costantino III, arrivò in Gallia dalla Britannia nel 407 con la scusa di combattere i barbari che avevano attraversato il Reno all’inizio di quello stesso anno. Nel 408 si era già impossessato di tutta la Gallia. L’Augusto(lo) Onorio, a fasi alterne cercò di riprendersi la Gallia con la forza – mandando un contingente comandato da Saro – o accettarlo come collega in Occidente. In particolare, dopo l’uccisione di Stilicone, il 28 agosto 408, Onorio aveva bisogno di guadagnare tempo e arrivò ad associare Costantino III al suo consolato nel 409. Questo infatti non era il problema peggiore che doveva affrontare la corte di Ravenna.
Tra il 408 e il 411 Alarico aveva invaso l’Italia; nel settembre 408 era già davanti a Roma, i suoi uomini rimasero in Etruria fino al 24 Agosto del 410, data del primo, e piuttosto mite, sacco di Roma, dopo di che si spostarono verso sud. Poi, nell’impossibilità di passare in Sicilia, iniziarono a risalire la penisola, Alarico morì in Calabria all’inizio del 411, Ataulfo, il suo successore, continuò la risalita dell’Italia lasciandola nel 412 per passare in Galia. Qui la situazione era tutt’altro che tranquilla, Costantino III, nel frattempo, aveva subito la rivolta di uno dei suoi comandanti, Geronzio, ed era stato assediato ad Arelate (Arles).
Costanzo, comandante di Onorio e futuro Costanzo III
Ad assedio in corso arrivò anche Costanzo, comandante di Onorio e futuro Costanzo III, che sconfisse sul campo Geronzio e costrinse alla resa Costantino III; due piccioni con una fava. A complicare le cose c’era anche un terzo incomodo, un certo Giovino che comandava il limes in Renania: fu con lui che si schierò Ataulfo quando arrivò in Gallia facendo fronte comune contro le truppe di Saro fedeli a Onorio, devastando e assediando le Sette Provincie del sud fino al 415, quando incalzato dall’infaticabile Costanzo non abbandonò la Gallia per passare in Spagna.
Per l’Italia e la Gallia fu un periodo di disordini continui aggravati dal tentativo delle popolazioni locali di organizzarsi per autodifesa e controllare territori e strade, le cosiddette bande dei Bagaudi.
Pensare di mettersi in viaggio in questi anni era una specie di scommessa con la morte, anche per un Vescovo che poteva permettersi una piccola scorta armata di bucellarii. Rimangono due solo possibilità di intraprendere un viaggio in condizioni di relativa tranquillità: prima del 407 o dopo il 415.

- note
Alle radici di San Quirico e San Giustiniano - Le ipotesi di lavoro di uno scrittore di romanzi storici - Tratto da uno studio di Diego Luci
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